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TARGA FLORIO E LE CORSE SICILIANE


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Io mi limito alle cosine semplice, ma che mancano nella bacheca delle miniature di Giro e Targa.   La seconda fase del Giro di Sicilia, dopo una interruzione di 13 anni, non ha avuto il successo sper

Provo a mostravi il mio ultimo piccolo lavoro. Si tratta della Maserati T 61 Targa Florio 1960 condotta da Vaccarella e Maglioli. Il modello è un Leo Model 1/43 della collezione Maserati da

La realizzazione dell'Abarth 3000 Sp, soggetto finora mancante nella mia collezione, mi ha permesso di completare le prime sei file della griglia di partenza della 54° Targa Florio! Eccola!

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LUIGI MORESCHI

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SE E' RIMASTA NEL CUORE UNA RAGIONE DOVRA' PUR ESSERCI

 

 

Luigi Moreschi

 

Sono passato alla Scuderia Brescia Corse nel 1968, con i bresciani eravamo “cugini”: essendo io nativo di Mantova, tutto sommato ero un vicino di casa. Belponer lo conoscevo solo di vista ma mi aveva sempre dato l’impressione di un vero signore, sia nei rapporti con noi ma anche quando parlava con i meccanici. Mi diedero la AMS, prima la 1000 e poi la 1300, e poi più avanti, in qualche occasione, anche le macchine ufficiali, l’Abarth, la Lola e anche la Porsche. Ho fatto coppia con parecchi dei piloti della Scuderia e mi sono sempre trovato bene con tutti.

 

 

La gara che ricordo con più nostalgia è la Targa Florio, ne ho corse otto di cui cinque con le insegne di Brescia Corse, alcune in coppia con piloti della Scuderia: per esempio Pasotti (Pam), e quasi potevamo vincere, e “Patrizia” (Silvia Strobele), che viaggiava mica male anche lei su vetture AMS di sua proprietà.

 

 

Ci trasferivamo in Sicilia un mese prima della gara e tutti i giorni provavamo in mezzo al traffico locale, una cosa impensabile ai giorni nostri, fino a che conoscevamo a memoria tutto il tracciato, di più, tutto l’asfalto, ogni curva, ogni dosso, ogni buca, ogni marciapiede.

 

 

La Targa Florio è una gara che non perdona: se si sbaglia non c’è modo di recuperare, e tutto il lavoro va in fumo in un secondo. Per prepararsi ad una gara del genere vi erano piloti che provavano persino di notte.

 

 

I siciliani poi sono uno spettacolo a parte.

 

Dire tifo da stadio è riduttivo, chi non c’è stato o non l’ha visto non riesce neanche ad immaginare. Ma era tutto l’insieme che ne faceva una gara unica: i colori, i profumi, le urla, il rumore del motore, il sole, davvero una cosa indimenticabile.

 

 

E poi tutti conoscevano la Brescia Corse: quando correvo per la Scuderia un sacco di appassionati mi chiedevano lo scudetto. Ancora oggi conservo alle spalle della mia scrivania, appeso al muro, uno scudetto enorme montato su un pannello di legno che mi venne consegnato l’anno in cui feci il record di 12 vittorie di classe nelle 12 gare a cui presi il via. Luigi Moreschi , pilota della Scuderia dal 1968 al 1973. Ha disputato dal 1966 ad oggi 508 gare, con 210 vittorie di classe e 88 vittorie

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Cari amici Buon 2020! Vi prego di scusare l'Off Topic, ma ci tengo che anche chi non frequenta Facebook conosca l'ultima mia fatica modellistica.

Torno a raccontarvi di un mio modellino, legato a “triplice” filo con una bella amicizia, con la Silver Flag dei cari Giovanni e Claudio e con la mia MPH .

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Amo sempre dire che i modellini come le auto da corsa al di là di quanto esprimono dal punto di vista artistico e motoristico, ci danno l’opportunità di conoscere e frequentare persone belle ed interessanti e quando siamo fortunati di stringere amicizie.

Tutto nasce con la partecipazione alla mia prima Silver Flag, quando sono andato a Castell’Arquato spinto da diverse motivazioni:

1 - osservare ed imparare da chi organizzava da anni una delle più belle manifestazioni internazionali legate al Motor Racing Vintage con un evento, primo in Italia che sganciava la competizione dal piacere di trovarsi in compagnia e godersi su un percorso chiuso al traffico le auto da corsa storiche conservate e o restaurate con amore e passione. Nell’intento mio e dei miei compagni di avventura, era quello di riproporre questa formula nella nostra isola, erano pertanto necessari un bagno di umiltà e la possibilità di apprendere dagli amici del CPAE Claudio Casali, Giovanni Groppi e Raffaele Rizzi quanto più possibile… e nel più breve tempo possibile;

2 - conoscere nuovi possibili partecipanti per la MPH;

3 – divertirmi immergendomi in quella che da sempre è stata la mia passione.

 

E’ stato così che ho conosciuto Bernd Becker, già segnalatomi al paddock di Castell’Arquato da Claudio Casali come proprietario di una spettacolare Porsche 910 del 1967. L’occasione per socializzare è nata durante la cena di sabato nella spettacolare cornice offerta dalla piazza medievale del paese; complice anche gli amiciCarlo Digrandi e Marino Valensise, che pur sedendo allo stesso tavolo con Bernd e la sua bella compagna e pur parlando un ottimo inglese, per puro spirito goliardico e per mettermi in difficoltà mi hanno lasciato da solo a tentare di parlare con Bernd, tedesco quanto la sua Porsche…. Il caso ha voluto che dopo un primo stentato approccio con il mio inglese (da web) ho potuto dialogare a lungo in francese, lingua che sia io che Bernd parliamo speditamente.…

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La simpatia spontanea di Bernd e l’empatia che subito ci ha uniti, ha fatto si che in quella calda e bellissima serata di giugno siano state gettate le basi di quella che oggi, dopo cinque anni si è dimostrata essere una bellissima amicizia ! Bernd era all’inizio riluttante a venire in Sicilia, troppo lontana dalla sua Idar-Orbstein (più di 5.000 Km…..) e isola del quale non conservava, da tedesco legato all’ordine ed all’efficienza, un buon ricordo… Ma nonostante la premessa non favorevole sono riuscito nell’intento, e nei tre anni che è stato ospite della manifestazione la voglia di Bernd di ritornare l’anno successivo è stata sempre tantissima. Ricordo ancora quando nella stessa piazza di Castell’Arquato, durante la cena di gala del sabato, Bernd mostrava sul suo smartphone i video e le foto della MPH, facendo lui stesso grande pubblicità alla mia manifestazione!

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Ma è stato alla Silver Flag del 2018 che Bernd mi ha sorpreso non poco, aprendomi il delicatissimo sportello della sua 910 e facendomi accomodare per fare con lui la salita del sabato pomeriggio ! Difficile raccontare l’emozione vissuta, mentre cercavo di reggermi all’interno del piccolo abitacolo, sballottato a dx e sx ad ogni curva e spinto dalla potente accelerazione del 2000 boxer.

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Ritornato nella mia Palermo ho preso una scatola di montaggio che sonnecchiava da troppi anni (circa 20…) si trattava della 910 che Tamya aveva realizzato in scala 1/18: l’idea era quella di riprodurre l’auto di Bernd e di fargliene dono alla prossima Silver Flag .

Siamo finalmente arrivati al motivo di questo post, del quale onestamente non so se avrete voglia di leggere fino a fondo preferendo sfogliare l’album fotografico allegato, ma tant’è che poco importa, scrivo infatti queste righe forse soprattutto per me, per ricordare i tanti bei momenti vissuti con il mo “freund” Bernd.

La Tamya ha realizzato due scatole di montaggio in plastica della 910, entrambi tra il 1969 ed il 1970 (all’epoca il termine “kit” non era ancora nel dizionario del modellista italiano), una in scala 1/12 molto dettagliato come tutti gli 1/12 della casa giapponese ed una in scala 1/18. Quest’ultima era la prima di una serie di tre modellini, gli altri erano una Lola T160 TS ed una Mc Laren M8A , molto semplificati e con soluzioni di costruzione “robusta” specie nelle sospensioni, dal momento che erano provvisti di un motorino elettrico Mabuchi alimentato con pile stilo per farle “girare”…. Una scelta tipica delle scatole di montaggio giapponesi, Bandai, Kogure, Imai… che fu dopo pochi anni fortunatamente abbandonata dalla Tamya, che preferì dedicarsi alla realizzazione delle bellissime scatole di montaggio che ben conosciamo.

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Dall’inizio degli anni 90 la Tanya ha deciso di rimettere in produzione alcuni dei suoi modellini, ora aggiornandoli con particolari in fotoincisione, ora privandoli della motorizzazione che di fatto li rendeva più giocattoli che modellini. E’ il caso della 910 in scala 1/18, che comunque ha conservato i compromessi di semplicità e robustezza dell’edizione motorizzata, pur non conservando più la parte elettrica. La scatola di montaggio è quindi priva del telaio tubolare, delle sospensioni anteriori e posteriori, dell’impianto frenante ed ha una apertura poco realistica sia del cofano motore ma soprattutto delle portiere.Ho quindi deciso di riprodurre le parti mancanti , dedicandomi al superdettaglio, cercando di cogliere lo spirito “vissuto” della 910 con la quale Bernd corre (dal 1973) sia in competizioni vere, in competizioni storiche o in manifestazioni come la Silver Flag o la MPH. Alcuni pezzi sono stati da me autocostruiti in plasticard o modificati dopo essere stati ristampati in resina dal mio caro amico e collaboratore Alfonso. La modifica più importante è stata la trasformazione del cofano motore, allargato nei parafanghi per ospitare gomme dal battistrada più largo. Tutte le decals sono state disegnate e realizzate dalla ditta di Simone Zamolo.

A seguire le foto del modellino, che riproduce le la versione della MPH 2016, quelle che raccontano e meglio spiegano il work in progress e le foto che raccontano momenti dell’amicizia mia con Bernd.

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Da un modello di Shelby GT 500 ad uno di GT 350 R il passo è breve.

Un pò di coraggio nel mettere mano ad un bel soggetto modificando di sana pianta frontale e coda... con l'aggiunta di orecchiette laterali più grandi, ed ecco quella macchina misteriosa che provò sulle strade della Targa nel '67 (n°134 piloti Chemin-Lego), ma che finì fuori strada anzitempo addirittura in un rogo.

Le foto dell'epoca sono pressocchè inesistenti cosicchè nella mia ricostruzione c'è verità e forse un pò di fantasia.

 

1967 ford chemin-lego 3.jpg

Il frontale è stato sensibilmente accorciato e modificato con stucco. Al posteriore è stata eliminata la deriva

e la fanaleria lunga orizzontale creando i fanalini a tre luci tipici della Mustang.

Le orecchiette laterali sono state realizzate più grandi di quelle presenti nella base; le piccole aperture sul passaruota posteriore

che fungevano da prese d'aria chiudendo il vano, sono diventate piccole finestrature.

All'interno è stato aggiunto rollbar e puntoni.

Le targhe sono sicuramente di fantasia essendo quelle della GT 500.

 

 

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I modellini talvolta servono a materializzare anche ciò che non si vede...

 

:jap:

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Cari amici Buon 2020! Vi prego di scusare l'Off Topic, ma ci tengo che anche chi non frequenta Facebook conosca l'ultima mia fatica modellistica.

Torno a raccontarvi di un mio modellino, legato a “triplice” filo con una bella amicizia, con la Silver Flag dei cari Giovanni e Claudio e con la mia MPH .

 

Con i complimenti di Spazzaneve!!

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Di questa Mustang ho realizzato un prototipo, pronto per essere stampato, ricavato da una base industriale.

Alla fine ho stoppato tutto perché preferisco dare priorità a soggetti su incarico, dove recupero almeno il tempo perso e le spese fatte.

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Con i complimenti di Spazzaneve!!

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Ciao Piergiorgio :hello: :hello: :hello: :hello:

je vois votre ami tous les ans à Montlhéry avec sa voiture

 

 

Vedo il tuo amico ogni anno a Montlhery con la sua auto.

.

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NEL RICORDO DEL CAV. VINCENZO FLORIO

OGGI 6 GENNAIO VOGLIO ONORARE LA MEMORIA DEL CAV. VINCENZO FLORIO, PIONIERE DELLO SPORT E GRAN SIGNORE, CON UNA FOTO CHE DA L'IDEA DI COSA POTEVA SIGNIFICARE LA TARGA FLORIO: CORRERE LIBERI ... LIBERI DA IMPAZZIRE, DA SOLI CON SE STESSI MA ACCOMPAGNATI DALLA PASSIONE DI UN INTERO POPOLO.

TARGA FLORIO... UNIQUE! STRUGGENTE !

 

 

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Sul numero di questo mese del magazine "EPOCAUTO" (€ 2,80)

un servizio sulla mia Mini Clubman Estate

ma soprattutto sulla Mancha Nissena e la sua antica "Contea di Caltanissetta".....

alla faccia della classifica del Sole 24h....

(i cui parametri non dovrebbero essere informati a solo freddi numeri....

ma anche relazionati alla conoscenza di un pò di patrimonio storico e culturale....)

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Novità modellistiche in edicola.

 

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dal 2 gennaio la Ferrari 250 GTO in scala 1-8... luci, frecce, clacson, e ovviamente il rombo del motore. :love:

 

Edizione De Agostini. Dalle foto sembra ben proporzionata e fedelmente riprodotta. I cerchi a raggi vanno montati uno ad uno. (approvata dalla ferrari).

 

Da montare in 100 uscite al costo di 11,99. PECCATO che tutto quello che doveva essere cromato, nella realtà

è verniciato in argento, vanificando un risultato che altrimenti poteva essere eccezionale. :??: :??: :ange:

 

 

Nel prossimo fascicolo al costo di 5,99 l'intero cruscotto da montare ed un sedile.

 

 

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Novità modellistiche in edicola.

 

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dal 2 gennaio la Ferrari 250 GTO in scala 1-8... luci, frecce, clacson, e ovviamente il rombo del motore. :love:

 

Edizione De Agostini. Dalle foto sembra ben proporzionata e fedelmente riprodotta. I cerchi a raggi vanno montati uno ad uno. (approvata dalla ferrari).

 

Da montare in 100 uscite al costo di 11,99. PECCATO che tutto quello che doveva essere cromato, nella realtà

è verniciato in argento, vanificando un risultato che altrimenti poteva essere eccezionale. :??: :??: :ange:

 

 

Nel prossimo fascicolo al costo di 5,99 l'intero cruscotto da montare ed un sedile.

 

 

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Sto seriamente valutando di abbonarmi ed iniziare la costruzione del modello.

D'altronde come si fa a rinunciare ad una GTO lunga 55 cm?

Osservando i fogli pubblicitari condivido le perplessità di Gianni, tuttavia penso che con un accurato uso del pennarello Molotow e del Bare Metal si possa ovviare su molti dettagli da far risultare cromati e non argentati. I cerchi li lascerei così come sono, visto che appaiono più vicini a quelli degli anni '60, rispetto a quelli, lucidissimi, che si vedono sulle GTO attualmente esposte dai possessori.

Quello che veramente mi disturba è la superficialità e grossolanità con cui è stata realizzata la cornice dei proiettori, che su un modello di questa scala andava assolutamente riportata in metallo lucido con tanto di viti da avvitare. Questo è un dettaglio che non intendo trascurare perchè la finitura dei fari anteriori è un particolare assolutamente qualificante per una corretta riproduzione di una GTO.

Quanto ai problemi di spazio ricordo a Nino un antico adagio siciliano: "A casa cape quantu vole u patrune"! :lol: :lol:

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EMILIO GILETTI

 

 

 

Emilio Giletti amava la Targa Florio e lo ha rivelato nell'intervista sotto riprodotta.

Non sono necessarie le parole per raccontare cosa sia stata quella Targa del 1953 dove riuscì ad arrivare 2° assoluto (dietro Maglioli e davanti Fangio!!!) perchè, le foto, parlano da sole:

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http://www.targapedia.com/photogallery_TargaFlorio/1948_1973/1953/TARGA%20FLORIO%201953%20-%20MASERATI/slides/98%20Maserati%20A6%20GCS53%20Emilio%20Giletti%20(9).jpg

Qualche tempo fa, ai microfoni di Sportweek, ha raccontato la sua breve carriera automobilistica. “Ho cominciato a guidare quando avevo 10 anni, sulla famosa Topolino di quei tempi. Aspettavo che arrivasse la domenica, quando la fabbrica si svuotava, e la prendevo di nascosto. Restavo quasi in piedi nell’abitacolo, per raggiungere il volante e i pedali, qualche volta non riuscivo a mettere la retromarcia e mi facevo aiutare dagli operai a spostarla. Poi giravo fra gli 86 mila metri quadri del complesso, attento che i miei genitori non mi scoprissero. Ho corso le prime gare in incognito. Usavo uno pseudonimo: Piliomo. L’iniziale veniva dal nome di mio fratello maggiore, Pier Anselmo. Appena presa la patente, nel 1948, mi sono iscritto alla cronoscalata Biella-Oropa con una Lancia Ardea, cancellando i numeri di gara prima di tornare a casa”.

Ancora, sull’amicizia con Fangio: “Al GP di Siracusa andavo più forte di un secondo al giro. Facevo in pieno una curva che i siciliani avevano ribattezzato del ‘Cimitero’. Fangio volle che andassimo a fare un giro di pista a piedi e che gli dicessi in ogni punto quale marcia mettevo e dove frenavo. Era uno dei pochi a essere veloce sia nei circuiti sia nelle corse su strada. Un grande intenditore di meccanica. Provava quattro auto, poi a fine giornata diceva ‘mettete quel motore su questo telaio’. E agli altri restava la carretta. A me capitò proprio nel GP di Modena di F.2, tanto che la macchina si fermò dopo pochi giri. Ma in generale non era geloso. Nelle prove libere di Monza, dove ero riserva, mi spiegò come dovevo affrontare la curva di Lesmo, che allora si faceva in pieno dopo il rettilineo, a 230 all’ora. ‘Entra deciso e metti le ruote dove le metto io’. Ma il mio terreno preferito erano sicuramente le strade della Targa Florio, con fango e pioggia, oppure il Passo della Futa-Raticosa e di Radicofani alla Mille Miglia, dove si rischiava per via delle gomme strette e dure come il legno”.

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Sto seriamente valutando di abbonarmi ed iniziare la costruzione del modello.

D'altronde come si fa a rinunciare ad una GTO lunga 55 cm?

Osservando i fogli pubblicitari condivido le perplessità di Gianni, tuttavia penso che con un accurato uso del pennarello Molotow e del Bare Metal si possa ovviare su molti dettagli da far risultare cromati e non argentati. I cerchi li lascerei così come sono, visto che appaiono più vicini a quelli degli anni '60, rispetto a quelli, lucidissimi, che si vedono sulle GTO attualmente esposte dai possessori.

Quello che veramente mi disturba è la superficialità e grossolanità con cui è stata realizzata la cornice dei proiettori, che su un modello di questa scala andava assolutamente riportata in metallo lucido con tanto di viti da avvitare. Questo è un dettaglio che non intendo trascurare perchè la finitura dei fari anteriori è un particolare assolutamente qualificante per una corretta riproduzione di una GTO.

Quanto ai problemi di spazio ricordo a Nino un antico adagio siciliano: "A casa cape quantu vole u patrune"! :lol: :lol:

 

 

appunto ...

nino

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